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Bollette a 28 giorni, Agcom minaccia: ricorsi e class action

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Bollette a 28 giorni, Agcom minaccia: ricorsi e class action

Bollette a 28 giorni, Agcom minaccia: ricorsi e class action

Non rispettare l’obbligo di cadenza mensile della fatturazione costa agli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb un procedimento sanzionatorio da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom).
Nel marzo scorso la stessa Autorità aveva stabilito che, per le fatture su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, la cadenza delle fatturazioni dovesse avere come base il mese.
Tutto ciò, «al fine di garantire massima trasparenza e confrontabilità dei prezzi vigenti, nonché il controllo dei consumi e della spesa, garantendo un’unità standard del periodo di riferimento delle rate sottostanti a contratti in abbonamento per adesione», scriveva l’Agcom.
Che, per quanto riguarda la telefonia mobile, aveva invece previsto che la cadenza non potesse essere inferiore ai 28 giorni, «ritenendo dunque necessario individuare una frequenza minima di fatturazione al fine di garantire, anche in questo caso, trasparenza e periodo minimo di invarianza delle condizioni economiche dell’offerta».

Ma le verifiche condotte dall’Autorità hanno fatto emergere l’irregolarità: gli operatori hanno adottato una fatturazione a 4 oppure ad 8 settimane (invece che mensile) in tempi diversi, fra il maggio 2016 e l’aprile 2017.
Una manovra per fare pagare (quasi) un mese in più ai loro clienti.

L’Agcom, che può arrivare a sanzioni fino a 2,5 milioni di euro, vuole anche prevenire un effetto di «trascinamento» verso altri settori: riferimento a Sky che, in luglio, aveva comunicato ai propri abbonati il passaggio alla fatturazione a 4 settimane (28 giorni), per un totale di 13 fatture e non più 12, proprio a causa della diversa periodicità nelle emissioni.

Sky riconobbe «un incremento del costo dell’abbonamento pari all’ 8,6% annuo»: il Codacons calcola che la formula delle 4 settimane porti un rincaro annuo proprio intorno all’8,6%.

TARIFFE A 28 GIORNI: I RICORSI

Proprio il Codacons ha deciso di affiancare quei cittadini che intendano fare ricorso, mettendo a disposizione gli strumenti per un «reclamo-diffida con richiesta di rimborso». Inoltre è stata annunciata una class action.

Ora si muove anche la Federconsumatori, che annuncia «l’invio di un esposto all’Antitrust per avviare le opportune verifiche circa l’ipotesi di cartello messa in atto dai principali operatori di telefonia nel nostro Paese».
Mentre Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale dei Consumatori, denuncia «l’insofferenza alle regole da parte degli operatori di telecomunicazione » e lamenta come «le sanzioni in Italia abbiano un basso effetto deterrente».

Agcom: ok ai 28 giorni solo per la telefonia mobile

Dal canto loro, le compagnie telefoniche – che avevano già fatto ricorso al Tar (la sentenza è attesa a febbraio) – parlano attraverso la loro associazione, la Asstel. «Pesante condizionamento alla libertà d’impresa, privo di fondamento giuridico» perché fatturare a 28 giorni «è un legittimo diritto ».

E la politica? I grillini annunciano una proposta di legge, il governo sta valutando un intervento normativo. L’intervento decisivo potrebbe arrivare nella prossima legge di Bilancio.

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