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Attenzione a Sms Truffa, suonerie e servizi a pagamento

Attenzione a Sms Truffa, suonerie e servizi a pagamento

L’ultima sanzione pubblicata tra le delibere dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni è di due giorni fa e vale oltre 400 mila euro: una tirata di orecchie all’operatore H3g colpevole di aver attivato servizi premium senza che gli utenti li avessero richiesti.

Quello degli sms (vedi sms gratis), delle suonerie o dei servizi a pagamento via cellulare non voluti è un vecchio problema che si ripropone.

Il nuovo servizio di numerazione nazionale introdotto dalle Authority del settore e i codici di autoregolamentazione degli operatori hanno certamente limitato il fenomeno,masenza cancellarlo del tutto. Accade ancora che l’utente scarichi un jingle, un gioco o risponda incautamente a un ambiguo Sms e si ritrovi abbonato a un servizio, i cui costi vengono subito addebitati sul conto o sulla ricaricabile. La spesa? Tra 5 e i 20 euro al mese. E prima di accorgersene e riuscire a disattivare il tutto può passare del tempo. Disattivate Attenzione, dunque.

Perché per evitare la trappola bastano pochi e semplici accorgimenti. «Spesso la volontà dell’utente viene carpita in modo ingannevole.

Si riceve un sms indicato espressamente come gratuito, si risponde a una domanda e da quel momento in poi il servizio è a pagamento. In questi casi l’unico consiglio che si può dare è di leggere attentamente e sino in fondo tutti i messaggini successivi al primo, che di solito rimandano a un numero o a un sito informativo sui costi. Quindi disattivare ».

Liberarsi della trappola oggi è più facile e spesso basta chiamare il call center o inviare un sms scrivendo STOP per ottenere il risultato desiderato, «ma è anche giusto pretendere la restituzione di quanto pagato indebitamente », continua Vanna Pizzi. «Basterà inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per mettere in mora il gestore e chiedere entro 15 giorni il rimborso. E se la società telefonica nicchia, si procede davanti alle associazioni dei consumatori o al Corecom chiedendo la conciliazione ».

E se non basta? Ci sono il ricorso alle Authority e la causa legale,mail grado di riuscita è altissimo perché la legge è chiara: non c’è contratto, non sono state esplicitate le condizioni economiche, non c’è consenso «ovvero mancano i capisaldi di un accordo e quindi si può procedere con il recesso e con la restituzione».

I ricavi che gli operatori hanno ottenuto nel 2010 dai servizi pay per use si aggirano attorno ai 335 milioni di euro e rispetto al 2009 sono cresciuti del 19 per cento.

Gli esperti sostengono che i servizi tradizionali (come loghi, suonerie, news e intrattenimento via sms) sono in calo a causa della concorrenza esercitata dalle offerte free sul mobile internet e dalle applicazioni, «ma ben 47 reclami su 100 riguardano ancora il settore della telefonia». spiegano alla Federconsumatori, mentre l’Agcom ha contato nell’ultimo anno (maggio 2009-maggio 2010) 50 denunce specifiche e una quarantina di segnalazioni al contact center. «Non esiste ancora un sistema di blocco ufficiale, che permetta di evitare i servizi premium indesiderati », spiegano all’Autorità, «ma si può sempre chiedere al proprio operatore se ne dispone o se si è attrezzato al riguardo ».

In caso contrario, resta soltanto l’arma dell’attenzione: leggere sino in fondo i messaggi, farsi sempre avvisare in caso di consumi elevati, pretendere informazioni precise sui servizi a sovrapprezzo e controllare nel dettaglio le condizioni delle promozioni. Infine, se proprio ci si casca, ricordarsi che il reclamo è un diritto. E che va esercitato.

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