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Videochiamate: videochat via Internet

Videochiamate: videochat via Internet

Dopo almeno due false partenze, la tecnologia della videochiamata sta finalmente conoscendo il vero successo.
Ma in una forma ben diversa da quella che speravano di imporre le società di telefonia…

Fino a non molti anni la, nella sede di ogni azienda multinazionale esisteva una Sala circondata da un’aura quasi sacrale, da sancta sanctorum: era la “sala della VideoConferenza”.

Su un lato della stanza troneggiava di solito un enorme schermo televisivo, sormontato da una telecamera puntata verso i personaggi che sedevano a un grande tavolo, spesso di mogano, posto lungo la parete di fronte.

Il sistema era collegato a un’ apparecchiatura dedicata che si occupava di codificare l’audio e il video e di trasmetterlo sulla linea telefonica, in genere di tipo ISDN.

Tutto l’apparato costava un occhio della testa, e veniva di solito installato a seguito di qualche programma interno di taglio delle spese, in base all’idea che, mettendo a disposizione dei top manager la sala videoconferenze, si sarebbe risparmiato sui costi di biglietti aerei, hotel, automobili e chi a, più ne ne metta. Cosa che, puntualmente, non si verificava affatto: dopo un paio di chiamate di prova, la sala ripiombava in un silenzio perenne e i top manager tornavano ai loro adorati viaggi di lavoro.

La giustificazione, di solito, era che l’aggiunta del video alla telefonata non bastava, e che per discutere certe cose bisognava assolutamente ritrovarsi faccia a faccia con l’interlocutore.

Una spiegazione ufficiosa (ma più convincente) era che la sala videoconferenze avrebbe potuto sostituire il viaggio di lavoro solo se fosse stata affiancata da centro benessere, ristorante alla moda, spiaggia tropicale e quartiere a luci rosse…

Ma se a livello aziendale la tecnologia non ha mai convinto, l’idea di trasmettere anche il video oltre all’audio ha sempre affascinato gli utilizzatori. Tanto che le società di telefonia hanno cominciato a offrire servizi di questo tipo già da diversi decenni: addirittura, il primo servizio pubblico di videotelefonia risale alla fine degli anni ’20.

A impedire una diffusione capillare del servizio per molto tempo furono le tecnologie troppo primitive (inizialmente si cercava di far transitare il segnale su semplici linee telefoniche analogiche), i costi dei terminali (che erano anche grandi e pesanti, per cui avevano bisogno di un’installazione fissa) e, di conseguenza, i prezzi elevati richiesti per usufruire del servizio.

Di fatto, per motto tempo l’unica applicazione di successo della videochiamata consistette nel permettere di comunicare a distanza a persone con problemi di voce e udito, persone che, grazie a questi apparati, potevano finalmente interloquire usando il linguaggio dei gesti.

Un secondo tentativo di “spingere” la videochiamata sul piano commerciale si ebbe con l’arrivo dei telefoni cellulari di terza generazione.

Nei primi anni 2000, gli operatori telefonici cominciarono ad attivare le reti di telefonia mobile in standard 3G.

Dopo i primi esperimenti in Giappone e Corea, iniziò l’utilizzo commerciale che, per l’ltalia, si concretizzò nell’inaugurazione della prima rete UMTS da parte di Tre, nel marzo 2003.

Nelle aspettative di Tre, la videochiamata doveva essere il “servizio vincente” che avrebbe convinto gli italiani a migrare alla nuova tecnologia. Ma anche questa volta, le cose non andarono come previsto: i telefonini di terza generazione dotati di videocamera frontale erano costosi, grossi e pesanti, la loro autonomia era scarsa, la copertura della rete appena fuori datle grandi città era quasi inesistente. E, soprattutto, ancora una volta, per trasmettere il video il provider chiedeva cifre enormemente più alte di quelle chieste per una normale telefonata.

Così, nonostante dal punto di vista tecnologico fosse stata risolta buona parte dei problemi, la videochiamata rimase comunque un prodotto di nicchia, riservato a impieghi molto specifici: uso da parte di persone con problemi di udito e voce, telepresenza, telemedicina e cose del genere.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come mai negli ultimi mesi improvvisamente la comunicazione audio-video a distanza sia riuscita a prendere piede.

Il fatto è che nel giro di poco tempo sono state abbattute una serie di barriere che impedivano l’utilizzo di massa della tecnologia.

Tre, in particolare, i punti fondamentali.

Primo: l’infrastruttura Internet a banda larga raggiunge ormai la maggior parte degli utenti, compresi quelli che si connettono in mobilità, tramite reti 3G.

Secondo: si sono affermati alcuni standard di comunicazione multipiattaforma, grazie ai quali è possibile connettersi in audio e video con utenti che usano le piattaforme più disparate (Windows, Mac, Linux, iOS, Android) su ogni tipo di dispositivo (desktop, notebook, tablet o smartphone).

Terzo: il passaggio della videocomunicazione dalla rete telefonica alla rete dati ha permesso di eliminare il costo elevatissimo che le società telefoniche pretendevano di caricare sull’utenza per l’uso della linea.

La videochiamata, in pratica, costituisce semplicemente traffico Internet, e, quindi, a di fatto gratuita per tutti coloro che dispongono già di un abbonamento alla Rete a tariffa “flat”. Ovvero, per la quasi totalità delle utenze fisse e per gran pane di quelle mobili.

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