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Videoconferenze: videochat via internet

Videoconferenze: videochat via internet

La “videochiamata la “videochat”, e la “videoconferenza” di oggi sono ben diverse dai servizi che le telecom hanno tentato per anni di venderci a caro prezzo.

Queste forme di comunicazione audio-video sono costituite da dati che viaggiano su Internet, e non sono quindi più comunicazioni telefoniche.

Anche quando la videochat viene realizzata con uno smartphone, la connessione impegnata a quella dati è non quella voce.

E, da un punto di vista tecnico, tutto il processo a gestito da provider Internet e non dai gestori telefonici.

Tanto e vero che, nella maggior pante dei casi, l’identificazione dell’utente avviene per mezzo di un indirizzo di posta elettronica, anzichè tramite un numero di telefono.

Certo, non sono tutte rose e fiori.

Perchè se è vero che la videochat via Internet costa meno e offre una qualità migliore rispetto alle vecchie soluzioni telefoniche, e anche vero che non tutti i problemi sono stati risolti.

Da un punto di vista tecnico, la maggiore limitazione è legata alla mancanza di interoperabilità fra le videochat di diversi operatori.

Infatti, per realizzare una videochat di solito bisogna andare sul sito di un operatore che offre il servizio, registrarsi e, a questo punto, è possibile chiamare qualunque altro utente .. dello stesso servizio!

E’ ovvio che se l’operatore può contare su una “massa critica” di utenti sufficientemente ampia, il problema è relativo, ma se si utilizza un operatore poco conosciuto, diventa complicato parlare con i propri potenziali interlocutori: spesso, bisogna avvisarli via email della nostra intenzione, aspettare che anch’essi si iscrivano at servizio da noi sottoscritto, e, solo allora, potremo contattarli de visu.

Senza contare che spesso dovranno prima scaricare e installare un programma apposito, soluzione che in alcuni ambiti potrebbe rivelarsi impraticabile: in molte aziende solo l’amministratore decide quali programmi è possibile installare sui computer.

Questi problemi di solito si superano creando un account su tutti i principali servizi di videochat, usando poi, di volta in volta, quello su cui sappiamo che i nostri corrispondenti sono in linea.

Certo, tenere aperti quattro o cinque programmi in background che “ascoltano” la Rete in attesa di lanciare una videochat non è il massimo della comodità… Non escludiamo, comunque, che nei prossimi mesi si assista a una sorta di “selezione naturale” dei servizi di videochat.

E quando la situazione si sarà assestata intorno a due o tre operatori, non è nemmeno da escludere che essi si accordino per uno standard che consenta la comunicazione incrociata fra i loro servizi.

Il secondo problema solo parzialmente risolto è quello del “lag”, ovvero del ritardo di propagazione del segnale audio-video su Internet.

La Rete, infatti, funziona suddividendo i dati da trasferire in “pacchetti” di piccole dimensioni che vengono inviati in modo indipendente gli uni dagli altri, e che possono prendere strade diverse per raggiungere la medesima destinazione; solo all’arrivo essi vengono raggruppati, messi nel giusto ordine e inviati all’applicazione che li riprodurrà.

Per consentire la ricezione e il riordino di tutti i pacchetti, ovviamente, bisogna prevedere un tempo di attesa, che per l’utente si traduce in un ritardo nell’arrivo del video e dell’audio.

Per ridurre questo inconveniente, bisogna che la Rete sia in grado di riconoscere i pacchetti che contengono dati audio-video, e dia loro la precedenza su quelli che contengono altri dati.

Questo lavoro viene svolto dai grandi router dei provider, che devono essere dotati di tecnologie “QoS” (Qualità of Service) in grado di attirihuire priorità diverse ai vari flussi di dati. E, ovviamente, i pacchetti multimediali devono ottenere la precedenza ogni volta che passano attraverso un “nodo” Internet: cosa che non sempre si verifica, soprattutto se i nodi da attraversare sono parecchi. Anche questo problema, comunque, tenderà mano a mano a ridursi di entità, parallelamente alla sempre maggiore diffusione di dorsali Internet capaci di dare priorità ai dati multimediali.

L’aumento del traflico, viceversa, non dovrebbe dare creare particolari problemi. perchè la banda passante disponibile sta crescendo a ritmi sostenuti.

Il terzo, e forse più seccante problema, è legato al cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero alla connessione Internet del singolo utente.

Nel nostro paese, la maggior parte delle connessioni casalinghe si basa sulla tecnologia ADSL, per sua natura asimmetrica: ovvero con banda passante molto elevata in ingresso (di solito dai 7 Mbps ai 20 Mbps) ma con banda piuttosto limitata in uscita (di rado superiore a 1 Mbps).

Questo sbilanciamento, voluto a suo tempo dalla telecom proprio per evitare che le connessioni di privati (leggi “economiche”) potessero essere usate per impieghi “business” (per esempio per creare un sito Web locale), ha anche l’effetto di limitare la qualità del segnale in uscita per le videochat.

Anche una videochat in bassa risoluzione, infatti, e potenzialmente in grado di saturare la banda in uscita.

Una chat con video HD (720p o 1.080p) può uscire solo utilizzando un elevato livello di compressione, o riducendo il frame-rate, ovvero il numero di fotogrammi al secondo trasmessi.

E’ chiaro che così facendo viene meno il primo motivo per cui si vuole trasmettere in alta risoluzione, ovvero inviare immagini di maggiore qualità.

Purtroppo, questo problema difficilmente troverà soluzione in tempi brevi.

Bisognerebbe infatti che i provider (e in particolare Telecom, che ancora oggi detiene una posizione dominante nel comparto) capissero che castrare la connessione in uscita non aumenterà mai i loro introiti in area business; anzi, il fatto di non poter nemmeno “sperimentare” determinate possibilità, come per esempio la creazione di un sito Internet o la trasmissione di video ad alta definizione, non fa altro che impedire la nascita di potenziali nuove imprese che potrebbero nel giro di pochi mesi evolversi e acquistare nuove connessioni “business”.

Videochiamate: videochat via Internet

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